A tu per tu con Fabrizio Danese: "Mi ispiro a Ramos e sogno di giocare nella Juventus"

Il difensore dell'Akragas è uno dei migliori giovani della categoria. Intervistato in esclusiva da mondosportivo parla della sua carriera e della sua esperienza con l'Akragas
27.10.2017 18:34 di FA Redazione   Vedi letture
Fonte: www.mondosportivo.it
Fabrizio Danese
Fabrizio Danese

di Rossella Maiorana

Torna la nostra rubrica dedicata ai giovani e promettenti talenti della Serie C. Dopo le interviste con Matteo Cotali e Lorenzo De Grazia, oggi è il turno di Fabrizio Danese, difensore centrale dell’Akragas, ma di proprietà del Chievo. Fabrizio, nato a Roma il 26 giugno 1995 e alto 187 cm, ha mosso i suoi primi passi nella vecchia Lodigiani, per poi approdare in Serie D con il Civitavecchia. È stata, però, l’esperienza nella Nuorese a segnarlo profondamente, grazie al mister Mariotti che lo ha trasformato da centrocampista adifensore centrale, permettendogli così di mettere in bella mostra le sue doti e di farsi notare dal Chievo.

Ciao Fabrizio, innanzitutto raccontaci un po’ di te e della tua passione per il calcio. Com’è nata e dove hai tirato i primi calci a un pallone?

Quando ero piccolino, all’età di cinque anni, praticavo il Ju Jitsu e ho partecipato a diverse competizioni. Nel 2000/2001 ho vinto i campionati d’Italia ma, in quello stesso anno, la Roma ha ottenuto lo scudetto e proprio da quel giorno mi sono innamorato del calcio. Non ho più guardato altro e mi sono completamente dedicato al pallone. A sei anni, quindi, ho iniziato a giocare nella vecchia Lodigiani, in cui ho fatto tutte le giovanili, finché non è diventata l’Atletico Roma. A sedici anni, sono andato a Tor Sapienza con gli allievi, per poi salire dopo solo metà anno in prima squadra in Eccellenza. A diciassette anni, sono arrivato in Serie D con il Civitavecchia, in cui sono rimasto fino al dicembre del 2012 quando, dopo le chiamate di diverse squadre, sono approdato nel Brescia. Nella stagione 2013/2014 ho giocato nella Beretti con la Ternana, con la quale ho perso la finale scudetto ai rigori, per poi giocare i successivi due anni a Nuoro in Serie D. Con la Nuorese ho vissuto due anni intensi, con tante presenze e un gol. Qui è avvenuta la mia consacrazione da centrocampista a difensore centrale e ho ricevuto la tanto attesa chiamata del Chievo.

La tua famiglia come ha vissuto la tua decisione di entrare a far parte del mondo calcistico?

Per me è stata una scelta difficile lasciare casa. Quando tornavo, vedevo mia madre soffrire per la mia lontananza, ma lei e mio padre mi sono sempre stati accanto e, se io sono qui adesso, lo devo esclusivamente a loro; i miei hanno fatto davvero tantissimi sacrifici per aiutarmi a realizzare questo sogno e la chiamata del Chievo è stata una vittoria per tutti noi.

Dalla Nuorese, a dicembre 2014, ti sposti momentaneamente in prestito all’Ostiamare, tornando quindi a un passo da casa, per poi riapprodare alla Nuorese a fine stagione. Cosa ti ricordi di quel periodo?

Purtroppo il mio avvicinamento a casa è stato forzato, perché ho avuto dei problemi al menisco e quei mesi sono stato fermo. Ho giocato davvero pochissimo ed è stato un periodo un po’ brutto. L’anno seguente, però, ho vissuto un campionato intenso con la Nuorese, collezionando ben 30 presenze.

Nel luglio del 2016 ti acquista il Chievo e vai in prestito al Prato in Lega Pro per la stagione 2016-2017: 13 presenze e un gol. Cosa ci racconti di quella prima esperienza in Lega Pro? Descrivici anche il gol realizzato col Prato contro il Livorno.

Dopo l’anno con la Nuorese, ho ricevuto diverse chiamate, sia dalla Lega Pro sia dalla Serie B, ma ho aspettato fino al 25 luglio prima di firmare un contratto. All’improvviso è arrivata la chiamata del Chievo, alla quale non potevo (e non volevo) certamente rispondere negativamente ed è stata una sorpresa bellissima. Sono quindi approdato in prestito al Prato e mi sono davvero sentito subito a casa. Ho vissuto una bellissima esperienza, ho giocato tanto quell’anno ed è andato tutto molto bene fino alla gara contro il Livorno nella quale, nonostante il mio gol, abbiamo perso e il mister è stato cambiato. Per me è stato comunque un giorno indimenticabile, perché segnare un gol in quel campo, in cui hanno giocato molti grandi come lo stesso Totti, è stata un’emozione unica.

Adesso sei invece giunto nell’Akragas, come hai vissuto il trasferimento? Com’è stato il primo impatto con la nuova squadra?

Con i compagni mi sono trovato subito bene; è una squadra tutta giovane e ho legato davvero con tutti. Il mister è molto bravo e sa lavorare benissimo con i giovani, riuscendo a tirar fuori il meglio da ciascuno di noi. Stiamo facendo bene, ma possiamo fare molto di più.

In questo momento l’Akragas si trova nella seconda metà della classifica, con 9 punti e con alle spalle 5 sconfitte, 3 pareggi e 2 sole vittorie. Come state affrontando questa situazione? Quali obiettivi vi siete momentaneamente prefissati?

Viviamo il campionato partita per partita, cercando di portare sempre a casa i tre punti. In tutte le nostre gare abbiamo espresso un grandissimo calcio, meritavamo di più rispetto a quello che abbiamo poi ottenuto. Certo, dobbiamo crescere ancora, ma sono sicuro che ci prenderemo presto le nostre belle soddisfazioni.

La prossima gara vi vedrà in casa della Sicula Leonzio, accanto a voi in classifica a pari punti. Come state preparando questa sfida? 

Stiamo preparando la gara al massimo. Dopo la sconfitta dello scorso turno, non vediamo l’ora di scendere in campo e di affrontare la Sicula Leonzio. Vogliamo vincere e la sconfitta con la Juve Stabia ci ha dato una scossa, siamo davvero impazienti di giocare adesso.

Quale allenatore ha contribuito maggiormente per la tua crescita calcistica? Che ruolo sta, invece, rivestendo Di Napoli nella tua formazione?

Per la mia crescita calcistica, è stato fondamentale Marco Mariotti, lui mi ha consacrato da centrocampista a difensore centrale, quindi a lui devo veramente moltissimo. Il tempo trascorso insieme mi ha permesso di crescere tanto e mi ha consentito di farmi vedere da una squadra importante come il Chievo, mi ha davvero cambiato la vita. Mariotti è un allenatore più che preparato e, lo sottolineo, per me merita altre categorie. Poi, nei professionisti, mi sono trovato molto bene con Acori e Malotti, fino a finire con Di Napoli, che mi ricorda molto Mariotti.

Tra le squadre del Girone C, quale ti ha impressionato maggiormente e perché?

Mi ha impressionato certamente più di tutte il Lecce. Con loro abbiamo anche fatto un gran risultato, perché finire alla pari una gara contro il Lecce non è da poco, è stata davvero una grande vittoria per tutti noi e una soddisfazione soprattutto per la difesa, perché il Lecce ha degli attaccanti bravissimi, che segnano tre gol a partita e finire lo scontro 0-0 è stato bellissimo.

Quale ritieni sia stata la tua partita migliore o più bella con la maglia dell’Akragas?

Fino a ora ti dico quella contro il Lecce, in cui tutti abbiamo fatto una grandissima prestazione; è stata la nostra partita migliore ed eravamo tutti uniti verso lo stesso obiettivo.

Cosa ci dici, invece, dell’episodio dell’espulsione diretta nella gara contro il Siracusa?

Mi conoscono tutti come ragazzo e sanno che non sono il tipo che dà gomitate o altro. L’espulsione per me era ingiusta, la gomitata non c’era e due giornate fuori sono state davvero dure, ma purtroppo può capitare anche questo.

Quale ritieni sia il tuo punto forte e quale l’aspetto sul quale devi ancora lavorare? 

I miei punti di forza sono la marcatura e il gioco aereo, ma allo stesso tempo sono anche tra i punti sui quali devo ancora lavorare, perché si può sempre fare di più, non si finisce mai di imparare e di migliorare.

A quali giocatori del passato e del presente ti ispiri?

Il giocatore che mi piace di più è Sergio Ramos, è davvero un esempio in tutto, professionista sia fuori sia dentro il campo. Poi, un altro che mi è piaciuto molto è Cannavaro, ma il primo è Ramos.

Cosa avresti fatto, invece, se non avessi intrapreso questa strada?

Probabilmente avrei continuato gli studi, per poi diventare avvocato. Oggi, però, ti posso dire che io vivo completamente di calcio, per cui anche dopo vorrei rimanere in questo settore. Mi piacerebbe diventare allenatore, passando così tutta la mia vita in questo mondo.

Infine, qual è il tuo sogno nel cassetto? Che maglia vorresti indossare un giorno? 

Oggi la squadra più forte è la Juventus e di certo mi piacerebbe tantissimo giocare lì, ma io ho sempre tifato Roma sin da piccolo e il mio vero sogno sarebbe indossare quella maglia un giorno.